Leggi e giurisprudenza

Autostrade - Bene in custodia -Richiesta risarcimento danni  avv. Montecucco/Autostrade s.p.a.


[...] Autostrade per l’Italia S.p.A. deve ritenersi responsabile del sinistro occorso al mezzo dell’Avv. Montecucco ai sensi dell’art. 2051 c.c., non essendo in contestazione tra le pari il concreto potere di controllo e di vigilanza esercitato dalla citata società sul tratto stradale in cui si è verificato il sinistro; del resto quanto appena esposto trova conferma anche nel fatto che l’appellata ha dedotto di avere inviato sul posto “addetti alla viabilità” per la rimozione del materiale abbandonato sul sedime stradale (v. sul punto pag. 6 della comparsa di risposta) e di avere provveduto alle necessarie segnalazioni. Alla luce del prevalente orientamento giurisprudenziale, cui questo giudice ritiene di aderire, la sopra indicata responsabilità ha carattere oggettivo, per cui il rapporto di custodia - in base al quale il custode deve ritenersi responsabile per ciò solo del danno causato dalla cosa soggetta al suo potere fisico – si sostanzia in una mera situazione di appartenenza in via esclusiva della res medesima, indipendentemente dalla sua pericolosità. Ne consegue che sul danneggiato incombe soltanto la prova del rapporto causale tra il bene e l’evento lesivo, mentre sul convenuto grava la prova liberatoria costituita dall’allegazione e dimostrazione dell’esistenza del caso fortuito, ossia di un fattore esterno, idoneo ad interrompere il citato nesso eziologico (cfr., tra le altre, Cass. 25/7/2008 n. 20427). In particolare, il caso fortuito non attiene ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell’evento, riconducibile non alla cosa ma ad un elemento esterno ed estraneo alla sfera di custodia, avente i caratteri dell’imprevedibilità, dell’eccezionalità e dell’inevitabilità (v. Cass. n. 2284/2006 e Cass. 15429/2004) e che può essere costituito anche dal fatto del terzo o dello stesso danneggiato. Nella fattispecie in esame è stata adeguatamente provata la sussistenza del rapporto causale tra il bene soggetto alla custodia dell’appellata e l’evento dannoso che qui interessa, posto che la teste xxxxxx  (presente sul veicolo dell’appellante in qualità di trasportata) ha confermato sia il fatto che l’automobilexxxxxxx stesse percorrendo il tratto autostradale Savona – Genova in direzione Genova, sia la presenza sulla strada, e precisamente “dietro una curva”, dell’ostacolo che ha causato il sinistro (v. verbale d’udienza del 3/3/2014, cui si fa rinvio). Ininfluente risulta poi la circostanza per cui la teste abbia fatto riferimento ad un “paraurti” anziché ad un copertone, tenuto conto della velocità a cui verosimilmente stava procedendo l’autovettura, dell’orario in cui si è verificato l’evento, della sopra indicata posizione dell’ostacolo, nonché del fatto che “un’altra auto” era “passata sopra” al materiale in esame, subito prima dell’impatto da parte dell’appellante. Ne deriva che privi di pregio risultano gli assunti di Autostrade per l’Italia S.p.A. in ordine all’assenza di prova circa l’effettivo transito del veicolo sul tratto autostradale in questione; senza contare che xxxxxx  non avrebbe potuto conoscere la precisa ubicazione del medesimo ostacolo (effettivamente segnalato e rimosso dai citati addetti alla viabilità) se non transitando in quel punto. Deve invece escludersi che parte appellata abbia fornito la prova liberatoria sopra richiamata - consistente nella propria assoluta impossibilità di intervenire in tempo utile per eliminare la situazione di pericolo in precedenza descritta, a causa dell’immediatezza e del carattere del tutto improvviso dell’evento – atteso che, dalla deposizione resa dal teste xxxxxxx, responsabile del tratto stradale, si evince che dalle ore 21,10 fino alle ore 21,21 era stata segnalata la presenza di materiale sui pannelli posti in direzione Genova-Savona e non in direzione Savona – Genova, quest’ultima effettivamente percorsa dall’appellante. Non possono poi condividersi le argomentazioni di Autostrade per l’Italia S.p.A. a proposito dell’esclusiva riferibilità del suddetto errore all’utente della strada autore della prima segnalazione, atteso che nel “prontuario per il rilevamento di incidente stradale con soli danni a cose”, prodotto dall’Avv. Montecucco, è stato espressamente dato atto che “alle ore 21.08 del 16/05/2012 la VG 39 (Sez. Polstrada Savona) segnalava pezzi di pneumatico tra Savona e Albisola. Tale nota veniva inoltrata immediatamente a ASPI”. In sostanza, essendo la segnalazione stata effettuata con riferimento alla direzione di marcia corretta, l’errore in questione deve attribuirsi alla condotta negligente dell’odierna appellata. Né può rilevare l’assunto di Autostrade per l’Italia per cui, alla luce dell’orario in cui è stata fatta la correzione della notizia sui pannelli (ore 21,21) e di quello del sinistro, l’Avv. Montecucco era comunque stato informato del pericolo, stante la collocazione dei pannelli medesimi ad una distanza di “circa 14 Km l’uno dall’altro”, trattandosi di circostanza che, oltre ad essere rimasta priva di adeguati riscontri probatori, risulta, in ogni caso, ininfluente in mancanza di dati sulla velocità media tenuta dal conducente dell’autovettura nel tratto che qui interessa. Allo stesso modo, appare privo di pregio il fatto che l’appellante si sia “premurato di denunciare il sinistro … solo in data 17.05.2012” (cfr. pag. 9 della comparsa di risposta), posto che la ragione di tale condotta si evince chiaramente dal contenuto del “prontuario”, ove è stato appunto specificato quanto segue: “incidente denunciato il 17.5.12. Il sig. xxxxxx si presentava nella serata del 16/5/12 e invitato a presentarsi in orari d’ufficio per la denuncia”. Per le pregresse considerazioni, deve quindi ritenersi fondato il motivo di appello prospettato nell’atto introduttivo, non essendo condivisibili le ragioni poste dal Giudice di Pace a fondamento della reiezione della domanda risarcitoria formulata da parte attrice nel procedimento R.G.------. [...] P.Q.M. Il Tribunale, definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza, in accoglimento dell’appello proposto xxxx avverso la sentenza n. ----- emessa dal Giudice di Pace di Genova e depositata il -----, dichiara Autostrade per l’Italia S.p.A. responsabile del sinistro occorso all’appellante il 16/05/2012. Condanna la stessa Autostrade per l’Italia S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento, a favore xxxxx oltre ad interessi al tasso legale dal deposito della CTU al saldo, a titolo di risarcimento del danno di natura patrimoniale. Condanna, altresì, la società appellata, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle spese di lite di entrambi i gradi di giudizio,[... ] Pone definitivamente a carico di Autostrade per l’Italia S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, le spese della svolta CTU, così come già liquidate con decreto in data 18 marzo 2016. Genova, 10 gennaio 2018

Cassazione civile, sez. VI, 28/06/2017,  n. 16260

Qualora sia ragionevole prevedere che gli altri condomini non possano fare un pari uso della cosa comune, anche per le caratteristiche strutturali dell'immobile, la modifica apportata alla stessa dal singolo condomino deve ritenersi legittima (fattispecie relativa alla richiesta di rimozione delle ringhiere, delle fioriere e altri mobili messi da una condomina sul lastrico solare posto a copertura di alcuni edifici del complesso condominiale di proprietà comune).

Cassazione civile, sez. I, 28/06/2017,  n. 16190

 

Nelle spese di liti c'è soccombenza solo quando c'è una parte del tutto vittoriosa: nel caso in cui il giudice accolga parzialmente l'appello per l'imprenditore c'è possibilità di salvarsi anche se non produce i bilanci.

 

 

 

 

 

Cassazione civile, sez. II, 28/06/2017,  n. 16212

 

Se al momento della decisione della causa risulti la mancanza di taluni atti da un fascicolo di parte, il giudice è tenuto a disporne la ricerca o, eventualmente, la ricostruzione solo se sussistano elementi per ritenere che tale mancanza sia involontaria, ovvero dipenda da smarrimento o sottrazione. Ove, pur in presenza di tali elementi, il giudice ometta di disporre la ricerca o la ricostruzione degli atti mancanti, tale omissione può tradursi in un vizio della motivazione, ma la parte che intenda censurare tale vizio in sede di legittimità ha l'onere di richiamare nel ricorso il contenuto dei documenti dispersi e dimostrarne la rilevanza ai fini di una decisione diversa

 


 

 

 

 

Cassazione civile, sez. VI, 22/06/2017,  n. 1554Il fatto -procreazione non rientra sotto lo stampo dell'illecito ex art. 2043 c.c.; la paternità indesiderata, non è fonte di alcun obbligo risarcitorio